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mercoledì 10 giugno 2020

#STEP24-La sintesi finale


I beni culturali sono tutte le testimonianze, materiali e immateriali, aventi valore di civiltà. Da questa definizione si comprende che sono beni culturali non solo gli oggetti d'arte, ma tutte quelle cose che hanno un valore storico, quali libri, documenti, oggetti d'uso comune, vestiti, strumenti scientifici, ecc.
Tante le persone che hanno cercato di valorizzare il patrimonio culturale, di fondamentale importanza:
“Il patrimonio culturale è diventato oggetto di un mercimonio indegno che ha messo in secondo piano la sua vera importanza, ovvero quella di formare persone pensanti.” E’ quanto affermato da Federico Giannini, autore di “Un patrimonio da riconquistare”, il libro che vuole sottolineare come non può esistere una valorizzazione economica dei nostri monumenti e beni culturali se non esiste capacità di investire, di promuovere, di formare, di organizzare, di pensare(Un patrimonio da riconquistare).
Alberto Angela, che valorizza i beni culturali attraverso i monumenti, le città… descrivendo tutta la storia dell’umanità(Un protagonista).
Francesca Valbruzzi, Paolo Russo con il libro ‘’Utopia e Impostura’’. Il filo rosso che attraversa la narrazione è lo stretto legame tra politica e cultura, il suo evolversi come innovativo progetto di una “politica dei beni culturali” e la sua progressiva dissoluzione, sancita in ultimo dall’imperio del ceto politico a detrimento della autonomia delle competenze scientifiche(Utopia e Impostura).
Oltre i monumenti e le bellezze architettoniche, anche la letteratura può essere considerata come patrimonio culturale, ad esempio:
La Repubblica di Platone, che riguarda ciò che viene detto φιλοσοφία περὶ τὰ ἀνθρώπινα ("filosofia delle cose umane"), e coinvolge argomenti e discipline come l'ontologia, la gnoseologia, la filosofia politica, il collettivismo, il sessismo, l'economia, l'etica medica e l'etica in generale(La Repubblica di Platone).
 Galileo Galilei, con  ‘’Il Dialogo sopra i due massimi sistemi del mondo’’ che ci fa comprendere meglio come sono state affrontate le scoperte più importanti (Il Dialogo).
Leopardi nello Zibaldone ci parla della Lingua come qualcosa da difendere e proteggere (Zibaldone).
Ma il tema ‘bene culturale’ ha anche diviso le opinioni di tantissima gente, dal pagamento del biglietto per entrare in luoghi di cultura fino ad arrivare a chiedersi se il web fosse abbastanza accurato per farci esplorare il nostro patrimonio attraverso uno schermo(Etica).
Ma una cosa deve essere sicura, i beni culturali DEVONO venire difesi a tutti i costi perché sono ciò che hanno formato la storia dell’umanità. Dobbiamo capire il passato per cercare di essere migliori. Nessuna violenza contro tutto ciò definito patrimonio culturale dovrebbe essere trascurata. Siamo i protagonisti del nostro futuro e per renderlo migliore dobbiamo sempre essere a conoscenza di tutto ciò che l’uomo ha fatto di grande e ciò che ha rovinato.
Definizione ed etimologia del termine
Definizione in altre lingue
Storia del termine
Immagine simbolo
Mitologia
Messaggio pubblicitario
Opera poetica
Arti figurative
Nel cinema
Nella pandemia 
Nell'ingegneria 
Un fatto di cronaca
Di fronte ai limiti 
Un abbecedario 
Nella filosofia contemporanea
Serie Tv
Una mappa concettuale  

mercoledì 27 maggio 2020

#STEP20-Nello Zibaldone di Leopardi


Leopardi, nello Zibaldone, manifesta una certezza: l’Italia non è una nazione. Gli italiani erano una volta attivissimi per il loro entusiasmo, mentre nel 1820, il poeta li trovava distratti da un specie di sogno o di stato onirico da cui non sapevano uscire se non cercando di imitare contesti nazionali estranei. In sostanza in Italia, secondo questa analisi, esisteva un disconoscimento continuo e reciproco per cui nessuno poteva emergere nel suo reale valore. Al contrario, gli stranieri non rispettano gli altri se non per essere rispettati a loro volta, e risparmiati dalle critiche altrui: e ci riescono. Mentre in Italia esiste la lotta del singolo contro l’altro singolo. Pertanto, scrive Leopardi nel 1827: “Il presente progresso della civiltà, è ancora un risorgimento; consiste ancora, in gran parte, in ricuperare il perduto”. Era una visione laica del ritorno allo  125 riacquisizione del credito perduto nei confronti degli altri popoli e la possibilità di tornare a diventare una nazione. Nella raccolta di pensieri è anche affrontato l’aspetto dell’eventuale unità linguistica nazionale. Leopardi si dichiarava assolutamente contrario all’imposizione di una lingua. In particolare, nello specifico si riferiva alla lingua fiorentina (“La Germania ne profitta per la libertà della sua lingua. Noi non potremo, e prevarranno coloro che vi vogliono ristringere al toscano, anzi al fiorentino”) e affermava che è cosa ridicola che in paese, del tutto privo di unità, dove nessuna città e nessuna provincia sovrastava l’altra, si volesse introdurre una “tirannia” nella lingua, la quale non avrebbe potuto sussistere senza uniformità di costumi nella nazione, e senza la “tirannia”, cioè un governo forte e unitario della società, di cui l’Italia era del tutto priva.  Leopardi continuava a parlare delle lingue, anche se parlava delle “nazioni state civili in antico”, perché nessuna nazione può presentare due lingue “illustri”, come il latino e poi l’italiano che conquistò anche le altre nazioni che divennero per qualche tempo “italiane di costumi e di lingua e letteratura”.
Poiché niuna delle altre nazioni state civili in antico, sono risorte a civiltà moderna e presente, e nessuna delle nazioni presentemente civili, fu mai civile (che si sappia) in antico, se non l’italiana. Così niun’altra nazione può mostrare due lingue illustri da lei usate e coltivate generalmente, (come può far l’italiana) se non in quanto la nostra antica lingua, cioè la latina, si diffuse insieme coi nostri costumi per l’Europa a noi soggetta, e fece per qualche tempo italiane di costumi e di lingua e letteratura le Gallie, le Spagne, la Numidia (che non è più risorta a civiltà) ec.
Leopardi nello Zibaldone difende la lingua come patrimonio culturale. Quindi ognuna, delle lingue via via formatesi storicamente, nasce dalla necessità di dar specifica forma espressivo-comunicativa alla esperienza di un determinato popolo. Ogni popolo «formando le sue cognizioni, formò insieme la lingua», dando determinazione e caratterizzazione a quella «lingua assolutamente madre» [746, 1500] che altro non è, appunto, se non una matrice primitiva, a partire dalla quale - per dirla con linguaggio evoluzionistico - l'ominide è diventato uomo.

#STEP19- Nell'utopia


UTOPIA E IMPOSTURA

Tutela e uso sociale dei beni culturali in Sicilia al tempo dell'Autonomia

Anno: 2019
Autore/i: Francesca Valbruzzi, Paolo Russo con la presentazione di Carlo Pavolini
In virtù dei decreti delega del Presidente della Repubblica, con i quali nel 1975 si dava attuazione allo Statuto autonomistico della Regione Siciliana, la Sicilia dispone di competenza esclusiva in materia di tutela dei beni culturali presenti nel territorio regionale. Muovendo dalla stringente attualità, il libro si propone di ricostruire storicamente nascita e declino dello speciale sistema di tutela e valorizzazione del patrimonio culturale istituito nell'isola con l’approvazione delle leggi regionali n. 80/1977 e n. 116/1980. Di questa lunga storia, la cui narrazione per necessità procede attraverso la selezione di momenti significativi, si evidenziano prospettive e limiti, le grandi aspettative e le profonde delusioni: l’Utopia del progetto istituzionale e l’Impostura nella sua attuazione. Della prima si rievocano le peculiari radici storiche, si rintracciano gli apporti, anche individuali, segnalando gli aspetti ritenuti più innovativi in una proiezione nazionale. Della seconda si prova a ricercare le cause, a disvelare i processi degenerativi, anche quelli meno conosciuti, e conseguentemente a suggerirne le responsabilità. Il filo rosso che attraversa la narrazione è lo stretto legame tra politica e cultura, il suo evolversi come innovativo progetto di una “politica dei beni culturali” e la sua progressiva dissoluzione, sancita in ultimo dall’imperio del ceto politico a detrimento della autonomia delle competenze scientifiche. Ne scaturisce un affresco vivace e singolare, che suona anche come un monito, un allarme per tutti coloro i quali hanno a cuore le sorti del patrimonio culturale della Nazione.

giovedì 9 aprile 2020

#STEP 08- dialoghi di Platone


Scritta in forma dialogica, La Repubblica di Platone riguarda ciò che viene detto φιλοσοφία περὶ τὰ ἀνθρώπινα ("filosofia delle cose umane"), e coinvolge argomenti e discipline come l'ontologia, la gnoseologia, la filosofia politica, il collettivismo, il sessismo, l'economia, l'etica medica e l'etica in generale. Tutti questi argomenti ci fanno comprendere come i pensieri degli antichi ci portino a pensare ed essere quello che siamo oggi. Possiamo dire che i temi trattati ne ‘La Repubblica’ siano un Patrimonio culturale. Riportiamo, di seguito, una vicenda tratta dal dialogo La Repubblica.
Nel 404, ad Atene, ha luogo un colpo di stato oligarchico, appoggiato dagli Spartani vittoriosi 1 , che conduce al regime dei Trenta Tiranni

“Alcuni di questi erano miei familiari e conoscenti, che mi fecero subito capire, invitandomi anche esplicitamente ad intraprenderla, che la vita pubblica mi si confaceva. (324d)”

Platone, da giovane aristocratico quale allora era, fu tentato dall'offerta, ma alla fine si risolse a non accettarla: «non tardai ad accorgermi che costoro facevano sembrare oro, in confronto, il governo precedente.» (324d) Decisivo per questa presa di coscienza fu l'episodio dell'ingiusto arresto del democratico Leonte di Salamina, al quale i Trenta Tiranni cercarono vanamente di costringere Socrate.

“Caso volle che, in seguito, alcuni potenti trascinassero in giudizio il nostro amico Socrate, agitando contro di lui un'accusa la più infamante per disonestà e la più lontana dalla sua indole; lo perseguirono infatti per empietà, lo condannarono, l'uccisero, lui che non aveva voluto prendere parte alla cattura illegale di uno dei loro amici, al tempo in cui anch'essi soffrivano delle miserie dell'esilio. Indotto di nuovo a riflessione su queste vicende, su chi si occupa di politica, sulle leggi e sugli usi in generale, quanto più passava il tempo e andavo avanti nell'età facendo di queste considerazioni, tanto più mi sembrava difficile riuscire a far qualcosa con la politica. Senza amici e compagni, impossibile realizzare niente... (325c-d)”
Fonti

lunedì 6 aprile 2020

#STEP 07- opera poetica




Èxegì monumèntum  àere perènnius
règalìque sitù  pýramidum àltius,
quòd non ìmber edàx , nòn Aquilo ìmpotens
pòssit dìruere àut ìnnumeràbilis
ànnorùm seriès èt fuga tèmporum .
Nòn omnìs moriàr mùltaque pàrs mei
vìtabìt Libitìnam : ùsque ego pòstera
crèscam làude recèns, dùm Capitolium
scàndet cùm tacità vìrgine pòntifex .
Dìcar quà 7 violèns òbstrepit Àufidus
èt qua pàuper aquàe Dàunus  agrèstium
règnavìt populòrum , ex hùmili pòtens
prìnceps Àeoliùm càrmen ad Ìtalos
dèduxìsse  modòs. Sùme supèrbiam
quàesitàm meritìs èt mihi Dèlphica
làuro cìnge volèns, Mèlpomenè , comam.

Traduzione in Italiano

Ho innalzato un monumento più duraturo del bronzo
e più elevato della mole regale delle piramidi,
che non la pioggia corrosiva, non l'Aquilone impetuoso
potrebbe distruggere o l'innumerevole
serie degli anni e la fuga dei tempi.
Non tutto morirò e molta parte di me
eviterà Libitina: continuamente io crescerò
mantenuto in vita dalla lode dei posteri, finché il Pontefice
salirà il Campidoglio con la vergine silenziosa.
Si dirà che io, dove vorticoso rumoreggia l'Ofanto
e dove, povero d'acqua, Dauno regnò
su popoli agresti, da umile potente,
per primo ho condotto la poesia eolica
ai modi italici. Mantieni l'orgoglio
conquistato con i meriti e a me con l'alloro
delfico cingi benevola, o Melpomene, la chioma.
Orazio-Odi III 30 (Hor. Carm. III 30)
 Il poeta ricorda di aver compiuto (“exegi”, v. 1) un’opera duratura che gli anni non scalfiranno; egli infatti non morirà mai completamente (“non omnis moriar”, v. 6), ma crescerà (“crescam”, v. 8) fresco e giovane grazie alla lode che riceverà dai posteri fino a quando esisterà Roma. Sarà ricordato (dicar, v. 10) anche nella sua terra di origine come colui che, divenuto grande da umile che era (il padre di Orazio è un liberto, come ricorda il poeta stesso in Satire, 1,6), ha introdotto per primo (“princeps”, v. 13) tra i Latini la poesia lirica eolica. Il ricordo della poesia di Orazio farà sì che il poetà vivrà per sempre e i posteri penseranno alla poesia del poeta come un vero e proprio PATRIMONIO CULTURALE.

venerdì 3 aprile 2020

#STEP 06- letteratura narrativa


“Il patrimonio culturale è diventato oggetto di un mercimonio indegno che ha messo in secondo piano la sua vera importanza, ovvero quella di formare persone pensanti.” E’ quanto affermato da Federico Giannini, autore di “Un patrimonio da riconquistare”, il libro che vuole sottolineare come non può esistere una valorizzazione economica dei nostri monumenti e beni culturali se non esiste capacità di investire, di promuovere, di formare, di organizzare, di pensare.
In un'intervista Federico Giannini afferma:" da troppo tempo il patrimonio culturale è diventato oggetto di un mercimonio indegno che ha messo in secondo piano la sua vera importanza, ovvero quella di formare persone pensanti. Purtroppo questa parabola va avanti da un paio di decenni almeno, e non soltanto in Italia: il nostro paese è però tra quelli che si adoperano meno per impedire che il patrimonio diventi merce di scambio e al contempo per sostenere la cultura in modo adeguato. Nel nostro paese il valore culturale del patrimonio è stato messo in secondo piano rispetto a quello economico, e per di più, anche sul lato della valorizzazione economica tout court, non abbiamo ottenuto grandi risultati, anzi: l’Italia non è stata in grado neppure di mettere in atto una seria politica di valorizzazione. Abbiamo assistito, al contrario, a una politica di continui tagli alla cultura che ha messo in serissime difficoltà il settore. È stata avviata una politica di riforme dagli ultimi due governi, ma questo non ha comunque dato alcuna risposta a tutti quegli interrogativi che necessitavano di essere gestiti in maniera diversa, interrogativi che riguardano la fruizione del patrimonio, la mancanza di lavoro, la comunicazione, la riorganizzazione del ministero dei beni culturali per renderlo più snello e più efficiente. È mancata, in sostanza, negli ultimi tempi, attenzione e cura nei confronti dei cittadini, e allo stesso tempo il patrimonio è stato per troppe volte ostaggio di interessi particolari. Per il futuro occorrerà invertire la tendenza: chiaramente suona retorico ma non vedo altre possibilità.''
L’Italia è un museo a cielo aperto, con un’attrazione culturale in ogni angolo, ma bisogna –come dice Giannini- riconquistare questo patrimonio. Come fare?! Partire prima da noi stessi, cittadini classe dirigente del futuro, essere sensibili sull’argomento, esserne consapevoli. Conoscere per poter difendere quello che abbiamo e combattere contro politiche sbagliate che mortificano il nostro Paese.

Allora meravigliamoci, appassioniamoci e difendiamo la nostra bella Italia!




Fonti:

venerdì 27 marzo 2020

#STEP04- mitologia


La mitologia greca fu ed è la raccolta e quindi lo studio dei miti appartenenti alla cultura religiosa degli antichi greci e che riguardano, in particolare, i loro dèi ed eroi. La mitologia greca ebbe una grandissima influenza sulla cultura, le arti e la letteratura della civiltà occidentale e la sua eredità resta tutt'ora ben viva nei suoi linguaggi e nelle sue culture. Parlando, infatti, di eredità, possiamo ben comprendere che la mitologia greca è stata un pilastro fondamentale per la nostra cultura ed è un vero e proprio PATRIMONIO CULTURALE. A questo proposito, riportiamo il mito del vaso di Pandora, che spiegava la causa di tutti i mali del mondo, molto importante per il patrimonio di idee greco.

«Così disse ed essi obbedirono a Zeus signore, figlio di Crono. E subito l'inclito Ambidestro, per volere di Zeus, plasmò dalla terra una figura simile a una vergine casta; Atena occhio di mare, le diede un cinto e l'adornò; e le Grazie divine e Persuasione veneranda intorno al suo corpo condussero aurei monili; le Ore dalla splendida chioma, l'incoronarono con fiori di primavera; e Pallade Atena adattò alle membra ornamenti di ogni genere. Infine il messaggero Argifonte le pose nel cuore menzogne, scaltre lusinghe e indole astuta, per volere di Zeus cupitonante; e voce le infuse l'araldo divino, e chiamò questa donna Pandora, perché tutti gli abitanti dell'Olimpo l'avevano portata in dono, sciagura agli uomini laboriosi. Poi, quando compì l'arduo inganno, senza rimedio, il Padre mandò a Epimeteo l'inclito Argifonte portatore del dono, veloce araldo degli dèi; né Epimeteo pensò alle parole che Prometeo gli aveva rivolto: mai accettare un dono da Zeus Olimpio, ma rimandarlo indietro, perché non divenga un male per i mortali. Lo accolse e possedeva il male, prima di riconoscerlo. Prima infatti le stirpi degli uomini abitavano la terra del tutto al riparo dal dolore, lontano dalla dura fatica, lontano dalle crudeli malattie che recano all'uomo la morte (rapidamente nel dolore gli uomini avvizziscono). Ma la donna di sua mano sollevò il grande coperchio dell'orcio e tutto disperse, procurando agli uomini sciagure luttuose. Sola lì rimase Speranza nella casa infrangibile, dentro, al di sotto del bordo dell'orcio, né se ne volò fuori; ché Pandora prima ricoprì la giara, per volere dell'egioco Zeus, adunatore dei nembi. E altri mali, infiniti, vanno errando fra gli uomini.»

Da: Esiodo, Le opere e i giorni





#STEP25- Un dialogo

Puntata 4 serie tv Alessandro, dopo tutte queste vicende e dopo aver ragionato un po' su ciò che è giusto o sbagliato fare per prese...