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venerdì 12 giugno 2020

#STEP25- Un dialogo


Puntata 4 serie tv
Alessandro, dopo tutte queste vicende e dopo aver ragionato un po' su ciò che è giusto o sbagliato fare per preservare il nostro patrimonio culturale e poter mostrarlo a più persone possibili, decide di intraprendere un dialogo con il professore di Storia Baronetto, colui che ha organizzato la gita al museo.
Ale inizia il discorso:<<Professore, lei cosa ne pensa dei dispositivi elettronici nei musei ? E’ pro o contro al loro utilizzo?>>.
<<Beh sai, credo che l’esperienza che ne deriva è sicuramente meno coinvolgente rispetto a quella che può offrire una guida turistica. Mentre una guida offre un volto umano, i dispositivi elettronici tendono a rendere l’esperienza più individuale, quando invece la visita di un museo è spesso un’attività che domanda un’interazione sociale>> risponde il Professore Baronetto.
Alessandro, invece, la pensa diversamente:<<Da studi è emerso come i visitatori ricordino più informazioni ascoltando un’audioguida piuttosto che leggendo solamente le didascalie, inoltre spendono più tempo all’interno del museo, possono essere utili per persone con disabilità, permettono una visita più personalizzata, ad esempio scegliendo la lingua o contenuti personalizzati. Possono migliorare l’esperienza di visita ad esempio in una mostra d’arte, ascoltando tramite tablet la voce dell’artista stesso. Infine, risultano più flessibili rispetto a tour guidati, perché non richiedono una presenza del visitatore ad orari pre-accordati.>>
<<Però è stato notato come nell’utilizzo di guide digitali i visitatori tendano a guardare lo schermo del computer più che  l’esposizione.L’utente può sentirsi sovraccaricato dalle troppe informazioni che vengono veicolate e non corrispondono ai suoi interessi.>> espone il Professore.
Alessandro allora afferma :<<Una soluzione possibile potrebbe essere trasmettere certi contenuti in successione, solo dopo che sono state ricevute altre informazioni necessarie alla loro comprensione.>>
<<Hai ragione potrebbe essere un’idea.>> dice sorridendo il Professore.
Alessandro pensieroso chiede :<< Ma cosa si può intendere per bene culturale? Una statua fatta da un grande scultore? Un dipinto fatto da un grande pittore?...>>
Il professore interrompe subito Ale :<< Ale guardati intorno, ciò che hai scritto nei libri che hai dentro lo zaino, ciò che guardi passeggiando per la città. E’ tutto un patrimonio culturale da difendere, è un bene tutto ciò che ha un valore storico.>>
<<Ma allora cosa ne pensa del  dibattito sulla privatizzazione del patrimonio storico-artistico italiano, cioè l'introduzione di forme di gestione con la partecipazione dei soggetti privati, che ha assunto un ruolo centrale nella sfera politica e in quella socio-economica?>> chiede curioso Ale.
<<Dare la gestione dei beni culturali a fondazioni miste è la nuova frontiera di alleanza tra pubblico e privato. Il bene culturale rimane un patrimonio disponibile al pubblico, ma diventa anche un’attività d’impresa, sostenuta dai capitali privati. I progetti pilota dimostrano che le reti miste possono conseguire risultati che le istituzioni pubbliche da sole non sono state in grado di raggiungere.>> risponde il Professore.
Alessandro che aveva idee contrapposte, risponde:<< I ruoli decisionali del pubblico e del privato nella gestione dei beni culturali non possono essere equiparati: i fondi privati saranno sempre minimi di fronte al valore dei beni. Con le fondazioni miste, lo Stato tende a mettersi in minoranza. C’è il rischio che questi network misti non si responsabilizzino nel lungo periodo e tali progetti portino un aumento dei costi di gestione del pubblico. Poi, Dare la gestione dei beni culturali ai privati delega funzioni come la formazione della memoria e dell’identità comunitarie, manipolabili da soggetti privati, i cui interessi differiscono da quelli sociali. La gestione imprenditoriale diminuirebbe la qualità dell’offerta culturale. I “musei-impresa” offrirebbero al pubblico ciò che vuole, non contribuendo alla crescita culturale della comunità.>>
Dopo aver confrontato le loro idee, i due uomini tornano ognuno a casa propria continuando a riflettere sul dialogo appena avuto.

mercoledì 10 giugno 2020

#STEP24-La sintesi finale


I beni culturali sono tutte le testimonianze, materiali e immateriali, aventi valore di civiltà. Da questa definizione si comprende che sono beni culturali non solo gli oggetti d'arte, ma tutte quelle cose che hanno un valore storico, quali libri, documenti, oggetti d'uso comune, vestiti, strumenti scientifici, ecc.
Tante le persone che hanno cercato di valorizzare il patrimonio culturale, di fondamentale importanza:
“Il patrimonio culturale è diventato oggetto di un mercimonio indegno che ha messo in secondo piano la sua vera importanza, ovvero quella di formare persone pensanti.” E’ quanto affermato da Federico Giannini, autore di “Un patrimonio da riconquistare”, il libro che vuole sottolineare come non può esistere una valorizzazione economica dei nostri monumenti e beni culturali se non esiste capacità di investire, di promuovere, di formare, di organizzare, di pensare(Un patrimonio da riconquistare).
Alberto Angela, che valorizza i beni culturali attraverso i monumenti, le città… descrivendo tutta la storia dell’umanità(Un protagonista).
Francesca Valbruzzi, Paolo Russo con il libro ‘’Utopia e Impostura’’. Il filo rosso che attraversa la narrazione è lo stretto legame tra politica e cultura, il suo evolversi come innovativo progetto di una “politica dei beni culturali” e la sua progressiva dissoluzione, sancita in ultimo dall’imperio del ceto politico a detrimento della autonomia delle competenze scientifiche(Utopia e Impostura).
Oltre i monumenti e le bellezze architettoniche, anche la letteratura può essere considerata come patrimonio culturale, ad esempio:
La Repubblica di Platone, che riguarda ciò che viene detto φιλοσοφία περὶ τὰ ἀνθρώπινα ("filosofia delle cose umane"), e coinvolge argomenti e discipline come l'ontologia, la gnoseologia, la filosofia politica, il collettivismo, il sessismo, l'economia, l'etica medica e l'etica in generale(La Repubblica di Platone).
 Galileo Galilei, con  ‘’Il Dialogo sopra i due massimi sistemi del mondo’’ che ci fa comprendere meglio come sono state affrontate le scoperte più importanti (Il Dialogo).
Leopardi nello Zibaldone ci parla della Lingua come qualcosa da difendere e proteggere (Zibaldone).
Ma il tema ‘bene culturale’ ha anche diviso le opinioni di tantissima gente, dal pagamento del biglietto per entrare in luoghi di cultura fino ad arrivare a chiedersi se il web fosse abbastanza accurato per farci esplorare il nostro patrimonio attraverso uno schermo(Etica).
Ma una cosa deve essere sicura, i beni culturali DEVONO venire difesi a tutti i costi perché sono ciò che hanno formato la storia dell’umanità. Dobbiamo capire il passato per cercare di essere migliori. Nessuna violenza contro tutto ciò definito patrimonio culturale dovrebbe essere trascurata. Siamo i protagonisti del nostro futuro e per renderlo migliore dobbiamo sempre essere a conoscenza di tutto ciò che l’uomo ha fatto di grande e ciò che ha rovinato.
Definizione ed etimologia del termine
Definizione in altre lingue
Storia del termine
Immagine simbolo
Mitologia
Messaggio pubblicitario
Opera poetica
Arti figurative
Nel cinema
Nella pandemia 
Nell'ingegneria 
Un fatto di cronaca
Di fronte ai limiti 
Un abbecedario 
Nella filosofia contemporanea
Serie Tv
Una mappa concettuale  

lunedì 8 giugno 2020

#STEP23-Una mappa concettuale


#STEP22-Serie tv


PRAESIDIUM
Le storie di quattro ragazzi liceali di Roma, Eva, Alessandro, Margherita e Marco, legati da una profonda amicizia che cercano di scoprire meglio la loro città e cosa fare o non fare per conservare tutta la storia che ci ha resi ciò che siamo oggi.
PRIMA PUNTATA
Il WEB
Eva, Alessandro, Margherita e Marco si ritrovano nel loro bar preferito per prendere un caffè prima di entrare alla seconda ora a scuola. Guardando uno spezzone di una puntata di Alberto Angela sulle bellezze di Roma e su tutta la storia che racconta questa magica città, si chiedono se ne sanno davvero così tanto come pensano.
<<Roma è una delle città più belle del mondo e noi non conosciamo davvero nulla nonostante siano diciassette anni che ci viviamo!>> affermò Eva.
<< Ma non hai bisogno di andare a vedere tutto, è una faticaccia! Basta collegarsi e hai tutto sul tuo cellulare! Cosa vuoi visitare in due minuti? I Fori Imperiali? Ecco a te, a portata di click!>> aggiunse Marco tenendo stretto il suo cellulare con aria spavalda.
<< Ma cosa stai dicendo Marco! Secondo me visitare i luoghi è tutta un’altra storia. Visitare i posti ricchi di storia, di vicende, ci aiuta a immedesimarci meglio! Smettila di fare di quel cellulare tutta la tua vita!>> disse Margherita.
Dopo un ampio dibattito sul web, i ragazzi si accorsero che si era fatto tardi e si incamminarono verso l’entrata della scuola.

SECONDA PUNTATA
IL MUSEO
Gli insegnanti del liceo decisero di portare gli studenti al Museo dell’Ara Pacis di Roma. Quando uno dei professori disse ai ragazzi di dover pagare il biglietto, Margherita incalzò brutalmente:<< Pagare il biglietto? E’ assurdo! La cultura non dovrebbe essere a pagamento!>>
<< Margherita non la penso come te, l’arte e la cultura vanno valorizzate come beni preziosi, alla cui conservazione siamo tutti chiamati a contribuire in qualche modo.>>  aggiunse Eva.
Margherita rispose:<<Un biglietto a pagamento è una barriera tra il fruitore e il museo, e le istituzioni statali dovrebbero essere gratuite per tutti, puntando piuttosto a realizzare introiti attraverso la gestione dell’indotto, come la vendita di articoli nei bookshop, l’apertura di punti di ristoro nei musei stessi e il fatto che attirando visitatori si dia lavoro alle strutture del territorio, come gli alberghi e i ristoranti.>>
Sul fatto che le due ragazze non avessero la stessa linea di pensiero non si discuteva, ma cercarono comunque di continuare il percorso del museo immerse nella bellezza storica.

TERZA PUNTATA
LA PROTEZIONE
Sabato pomeriggio i quattro amici decisero di prendere un gelato vicino Piazza di Spagna.
<<Quanto è bella questa città eterna ragazzi, peccato che non venga protetta, la gente il più delle volte non ha per nulla rispetto, buttano carta e plastica ovunque, persino all’interno dei monumenti più belli!>> disse Ale a bocca piena mentre mangiava il suo gelato alla vaniglia.
<<Vi ricordate il post partita Roma-Feyenoord, gli olandesi che devastarono la Barcaccia? Spero tanto venga fatta giustizia, nessuno dovrebbe comportarsi così incivilmente davanti a pezzi di storia.>> affermò Margherita.
<< Peccato che finirà in un nulla di fatto, non ci sono immagini video contro di loro quella notte!>> aggiunse Luca.
<< Fatto sta che la storia dovrebbe venire protetta, ci ha portati ad essere ciò che siamo oggi e deve venire conservata e rispettata. Il patrimonio culturale che abbiamo ci aiuta a comprendere cosa non dobbiamo essere e come migliorare.>> concluse Eva.

martedì 2 giugno 2020

#STEP21-L'etica


Gli eventi culturali forniscono un contributo importante allo sviluppo economico dei territori su cui insistono; tuttavia, per quantificare l’entità e il segno positivo o negativo dell’impatto economico, è necessario seguire un iter metodologico preciso, che nelle prime fasi passa attraverso un meticoloso processo di raccolta di informazioni di carattere qualitativo e quantitativo, poiché gli eventi culturali generano impatti diversi: culturali, etici, sociali, economici, fiscali, occupazionali, ambientali, immobiliari. In questo Paese sono almeno 20 anni che si chiede di aprire i musei a tutti con gratuità di accesso, come si chiede che le risorse pubbliche destinate alla cultura raggiungano almeno l’1% del bilancio dello Stato (attualmente pari allo 0,26%). Ma non succede niente. Si sono trovati un po’ di soldi, si sono fatti enormi passi in avanti, ma la mentalità economicista con cui si rimane legati alla pratica del biglietto a pagamento persiste imperterrita. La sua radicalità è almeno pari all’incapacità di vedere nell’economia qualcosa di diverso dai soldi, come ad esempio, regole efficienti e riconoscimento del valore economico e di capitale della cultura.  Da un lato si giudica corretto far pagare un biglietto, anche a costo contenuto, per affermare il concetto che l’arte e la cultura vanno valorizzate come beni preziosi, alla cui conservazione siamo tutti chiamati a contribuire in qualche modo. Dall’altro si sostiene che un biglietto a pagamento è una barriera tra il fruitore e il museo, e che le istituzioni statali dovrebbero essere gratuite per tutti, puntando piuttosto a realizzare introiti attraverso la gestione dell’indotto, come la vendita di articoli nei bookshop, l’apertura di punti di ristoro nei musei stessi e il fatto che attirando visitatori si dia lavoro alle strutture del territorio, come gli alberghi e i ristoranti. Nei Paesi europei sono in vigore entrambe le soluzioni. In Gran Bretagna, ad esempio, i musei sono gratuiti per tutti, mentre sono a pagamento le mostre temporanee, eppure la gestione delle grandi strutture è generalmente in attivo. In Francia, si paga, invece, il biglietto, all’incirca con le stesse forme di riduzione e/o gratuità in vigore qui da noi. Come si spiega allora il fatto che tutti i musei statali italiani nel loro complesso arrivano a incassare in un anno meno di un quarto del solo Louvre? La risposta sta probabilmente in una pessima gestione globale delle nostre strutture, senza un disegno preciso e senza uniformità tra le varie regioni, a cui sono state concesse autonomie decisionali quantomeno discutibili. Esistono regioni come il Friuli, in cui tutti i musei statali presenti sono a ingresso gratuito, e altre come l’Umbria in cui sono tutti a pagamento. Ci sono anche strutture con dieci custodi, ma che hanno in media uno/due visitatori al giorno, e con un incasso annuale di  poche centinaia di euro non si possono pagare dieci stipendi, mentre a volte in musei più grandi il personale è carente. Al Ministero dei beni Culturali non è però prevista la mobilità dei dipendenti, che non possono essere trasferiti da una struttura all’altra come avviene invece in altri settori statali. La scelta di far pagare o meno i biglietti d’ingresso andrebbe, quindi, preceduta da una ben più vasta revisione della gestione economica del Ministero, con un uso migliore delle risorse umane a disposizione, l’unificazione dei criteri amministrativi tra le regioni e magari la valorizzazione di quei musei oggi quasi sconosciuti al grande pubblico, ma che spesso contengono tesori artistici di valore inestimabile.

mercoledì 27 maggio 2020

#STEP20-Nello Zibaldone di Leopardi


Leopardi, nello Zibaldone, manifesta una certezza: l’Italia non è una nazione. Gli italiani erano una volta attivissimi per il loro entusiasmo, mentre nel 1820, il poeta li trovava distratti da un specie di sogno o di stato onirico da cui non sapevano uscire se non cercando di imitare contesti nazionali estranei. In sostanza in Italia, secondo questa analisi, esisteva un disconoscimento continuo e reciproco per cui nessuno poteva emergere nel suo reale valore. Al contrario, gli stranieri non rispettano gli altri se non per essere rispettati a loro volta, e risparmiati dalle critiche altrui: e ci riescono. Mentre in Italia esiste la lotta del singolo contro l’altro singolo. Pertanto, scrive Leopardi nel 1827: “Il presente progresso della civiltà, è ancora un risorgimento; consiste ancora, in gran parte, in ricuperare il perduto”. Era una visione laica del ritorno allo  125 riacquisizione del credito perduto nei confronti degli altri popoli e la possibilità di tornare a diventare una nazione. Nella raccolta di pensieri è anche affrontato l’aspetto dell’eventuale unità linguistica nazionale. Leopardi si dichiarava assolutamente contrario all’imposizione di una lingua. In particolare, nello specifico si riferiva alla lingua fiorentina (“La Germania ne profitta per la libertà della sua lingua. Noi non potremo, e prevarranno coloro che vi vogliono ristringere al toscano, anzi al fiorentino”) e affermava che è cosa ridicola che in paese, del tutto privo di unità, dove nessuna città e nessuna provincia sovrastava l’altra, si volesse introdurre una “tirannia” nella lingua, la quale non avrebbe potuto sussistere senza uniformità di costumi nella nazione, e senza la “tirannia”, cioè un governo forte e unitario della società, di cui l’Italia era del tutto priva.  Leopardi continuava a parlare delle lingue, anche se parlava delle “nazioni state civili in antico”, perché nessuna nazione può presentare due lingue “illustri”, come il latino e poi l’italiano che conquistò anche le altre nazioni che divennero per qualche tempo “italiane di costumi e di lingua e letteratura”.
Poiché niuna delle altre nazioni state civili in antico, sono risorte a civiltà moderna e presente, e nessuna delle nazioni presentemente civili, fu mai civile (che si sappia) in antico, se non l’italiana. Così niun’altra nazione può mostrare due lingue illustri da lei usate e coltivate generalmente, (come può far l’italiana) se non in quanto la nostra antica lingua, cioè la latina, si diffuse insieme coi nostri costumi per l’Europa a noi soggetta, e fece per qualche tempo italiane di costumi e di lingua e letteratura le Gallie, le Spagne, la Numidia (che non è più risorta a civiltà) ec.
Leopardi nello Zibaldone difende la lingua come patrimonio culturale. Quindi ognuna, delle lingue via via formatesi storicamente, nasce dalla necessità di dar specifica forma espressivo-comunicativa alla esperienza di un determinato popolo. Ogni popolo «formando le sue cognizioni, formò insieme la lingua», dando determinazione e caratterizzazione a quella «lingua assolutamente madre» [746, 1500] che altro non è, appunto, se non una matrice primitiva, a partire dalla quale - per dirla con linguaggio evoluzionistico - l'ominide è diventato uomo.

#STEP19- Nell'utopia


UTOPIA E IMPOSTURA

Tutela e uso sociale dei beni culturali in Sicilia al tempo dell'Autonomia

Anno: 2019
Autore/i: Francesca Valbruzzi, Paolo Russo con la presentazione di Carlo Pavolini
In virtù dei decreti delega del Presidente della Repubblica, con i quali nel 1975 si dava attuazione allo Statuto autonomistico della Regione Siciliana, la Sicilia dispone di competenza esclusiva in materia di tutela dei beni culturali presenti nel territorio regionale. Muovendo dalla stringente attualità, il libro si propone di ricostruire storicamente nascita e declino dello speciale sistema di tutela e valorizzazione del patrimonio culturale istituito nell'isola con l’approvazione delle leggi regionali n. 80/1977 e n. 116/1980. Di questa lunga storia, la cui narrazione per necessità procede attraverso la selezione di momenti significativi, si evidenziano prospettive e limiti, le grandi aspettative e le profonde delusioni: l’Utopia del progetto istituzionale e l’Impostura nella sua attuazione. Della prima si rievocano le peculiari radici storiche, si rintracciano gli apporti, anche individuali, segnalando gli aspetti ritenuti più innovativi in una proiezione nazionale. Della seconda si prova a ricercare le cause, a disvelare i processi degenerativi, anche quelli meno conosciuti, e conseguentemente a suggerirne le responsabilità. Il filo rosso che attraversa la narrazione è lo stretto legame tra politica e cultura, il suo evolversi come innovativo progetto di una “politica dei beni culturali” e la sua progressiva dissoluzione, sancita in ultimo dall’imperio del ceto politico a detrimento della autonomia delle competenze scientifiche. Ne scaturisce un affresco vivace e singolare, che suona anche come un monito, un allarme per tutti coloro i quali hanno a cuore le sorti del patrimonio culturale della Nazione.

martedì 26 maggio 2020

#STEP18-Nella filosofia contemporanea


I MISTERI DI DIONISO TRA SCHELLING E NIETZSCHE (LETTURE DEL TUFFATORE)
Ad intervenire è Francesco Tomatis, professore ordinario in filosofia teoretica presso l’Università degli Studi di Salerno, con una relazione che tocca il tema centrale della mostra “L’immagine invisibile. La Tomba del Tuffatore”: “I misteri di Dioniso tra Schelling e Nietzsche”.
Dioniso non è solo, assieme ad Orfeo, la figura chiave della religione misterica cui il Tuffatore potrebbe essere collegato, ma è anche il dio che ad un certo punto irrompe nello spazio della riflessione filosofica europea. Schelling lo comprende come il passaggio stesso dalla mitologia alla rivelazione; per Nietzsche, invece, il dio dell’ebrezza incarna il più potente «dire sì» alla vita. Eppure, come ci mostrerà Tomatis, i due filosofi tedeschi interpretano Dioniso in maniera significativamente analoga, pur nelle rispettive peculiarità di pensiero.
“La nostra mostra sul Tuffatore parla anche di Nietzsche – spiega il direttore del Parco Archeologico Paestum, Gabriel Zuchtriegel – come lo farà Francesco Tomatis. Ma quello che voglio sottolineare è che non si tratta qui di accostamenti arbitrari o cosiddette contaminazioni, ma di un dialogo reale tra filosofia, epistemologia e scienze storiche che esiste e che è sempre esistito e di cui una macchina culturale quale un museo deve tener conto. L’archeologia pura non esiste, è sempre parte di un presente e di un pensiero contemporaneo.”
Fonte: MINISTERO PER I BENI E LE ATTIVITA' CULTURALI


lunedì 18 maggio 2020

#STEP 17- Un abbecedario


Adesione
Bellezza
Conoscenza
Difesa
Evento
Fiorire
Guardare
Harbor
Indifeso
Libro
Monumento
Nozione
Organizzazione
Protezione
Quadro  
Ricchezza
Sapienza
Territorio
Urbano
Valorizzazione
Zoopaleontologia

venerdì 15 maggio 2020

#STEP16-Un protagonista



Alberto Angela (Parigi, 8 aprile 1962), scrittore e divulgatore scientifico, ha ricevuto il riconoscimento dall’Università di Palermo in un’affollata cerimonia nella Sala delle Capriate dello Steri.
“Questo è un riconoscimento alla bellezza del nostro patrimonio, io non faccio altro che descriverlo, portandolo nelle case di tutti”. Così Alberto Angela commenta la laurea “honoris causa” in Comunicazione del patrimonio culturale che gli è stata conferita dall’Università di Palermo. Il paleontologo e scrittore che racconta come pochi altri storie, luoghi e monumenti del mondo, riuscendo a coniugare il rigore scientifico con la divulgazione di massa, è stato accolto calorosamente nella Sala delle Capriate, dopo aver visitato il soffitto ligneo della Sala Magna, che ha definito “una dichiarazione d’amore per l’arte”.


#STEP15- di fronte ai limiti



Il Rapporto sui limiti dello sviluppo (dal libro The Limits to Growth. I limiti dello sviluppo), commissionato al MIT dal Club di Roma, fu pubblicato nel 1972 da Donella H. Meadows (13 marzo 1941 / 20 febbraio 2001) , Dennis L. Meadows, Jørgen Randers e William W. Behrens III.
Il rapporto, basato sulla simulazione al computer World3, predice le conseguenze della continua crescita della popolazione sull'ecosistema terrestre e sulla stessa sopravvivenza della specie umana.
Gli autori sostengono, in sintesi, che si deve accettare l'idea della finitezza della Terra, che è necessario intraprendere più azioni coordinate per gestire tale finitezza, che gli effetti negativi dei limiti dello sviluppo rischiano di diventare tanto più pesanti quanto più tardi si agirà.
Ricordano, al riguardo, che vi sono stati due precedenti:
-la rivoluzione agricola, che vide i nomadi del mesolitico insediarsi e inventare l'agricoltura e l'allevamento del bestiame, dando vita al neolitico;
-la rivoluzione industriale, che risolse i timori di Thomas Malthus sulla sovrappopolazione grazie ad un enorme sviluppo della produttività;
e prospettano quindi una "rivoluzione sostenibile" di lunga durata come le precedenti, per nulla simile a cambiamenti repentini come la rivoluzione francese, in grado di dare nuove risposte al problema millenario della vita umana sulla Terra. Notano, tuttavia, che la "rivoluzione sostenibile" dovrà essere accompagnata ben più delle precedenti dalla consapevolezza della sua necessità e degli obiettivi di massima da raggiungere. Ricordare cosa è già successo in passato e le conseguenze, a volte disastrose dell’impatto umano sulla natura, stravolgendo e a volte distruggendo il corso naturale delle cose potrebbe farci capire quali sono i limiti che l’uomo deve porsi nel progresso tecnologico. Per questo motivo, la storia è il nostro patrimonio culturale che può farci evitare di commettere gli stessi sbagli.

venerdì 8 maggio 2020

#STEP 14- un fatto di cronaca

Roma-Feyenoord, olandesi devastarono la Barcaccia: nessun tifoso sarà processato: “Non ci sono le immagini video”
Devastarono la fontana della Barcaccia, capolavoro di Pietro Bernini appena restaurato ai piedi della scalinata di Trinità dei Monti, ma non saranno processati. Il processo contro i tifosi del Feyenoord che lo scorso 19 febbraio, in occasione della partita di Europa League con la Roma, ridussero in una discarica piazza di Spagna, nel cuore della Capitale, finirà in un nulla di fatto. Lo scrivono diversi quotidiani olandesi.
Il processo, iniziato lunedì mattina a Rotterdam, vede alla sbarra 44 sostenitori del Feyenoord tra i 17 e i 41 anni ma, secondo il sito di Nrc Handelsblad, “né la polizia né le autorità giudiziarie sono riuscite a scoprire chi ha causato il danno” poiché “non esistono immagini video della distruzione della Barcaccia”. Per questo motivo, i tifosi non possono essere perseguiti. Gli stessi supporter, tuttavia, saranno processati per gli scontri scoppiati con la polizia italiana.
All’epoca dei fatti il governo olandese aveva promesso che sarebbe stata fatta giustizia: “Si tratta di barbari spudorati, che hanno provocato in me un senso di vergogna: assicuriamo che queste bestie riceveranno la punizione che si meritano”, assicurava il 24 febbraio il ministro della Giustizia e la Sicurezza olandese, Ivo Opstelten.
Piazza di Spagna ridotta in una discarica
Il 19 febbraio il centro di Roma venne invaso e devastato da migliaia di tifosi olandesi del Feyenoord ubriachi, hooligans che arrivarono ad assaltare e danneggiare anche la Fontana della Barcaccia del Bernini a piazza di Spagna. Il salotto della capitale d’Italia sotto assedio, ridotto a discarica di bottiglie e rifiuti, con negozianti costretti a chiudere, romani e turisti terrorizzati.
Le avvisaglie della violenza incontrollata, complice fiumi di birra nonostante l’ordinanza anti alcol, c’erano state già il 18 sera a Campo dei Fiori con scontri e ben 23 arrestati di cui 19 condannati per direttissima. Ma il peggio doveva ancora arrivare. Il giorno successivo, armati di birre e alcolici, circa 6 mila supporter olandesi si erano riversati di nuovo per le vie del centro storico e in preda all’ebbrezza avevano occupato e bivaccato a piazza di Spagna.
Quando hanno iniziato a tirare bottiglie e fumogeni, decine di poliziotti in assetto antisommossa che li controllavano sono intervenuti caricando, provocando un fuggi fuggi verso Villa Borghese e il Pincio. In piazza di Spagna è rimasto un tappeto di rifiuti, con la Fontana della Barcaccia, ormai pattumiera dopo essere stata invasa dai tifosi, scheggiata nella sua parte centrale. Era stata restaurata a settembre.

#STEP13- nell'ingegneria


La Piramide di Cheope, conosciuta anche come Grande Piramide di Giza o Piramide di Khufu, è la più antica e più grande delle tre piramidi principali della necropoli di Giza. È la più risalente delle sette meraviglie del mondo antico nonchè l'unica arrivata ai giorni nostri non in stato di rovina.
Gli archeologi specializzati nello studio dell'antico Egitto, ritengono che la piramide sia stata costruita come sepolcro del faraone Cheope, regnante della IV dinastia intorno al 2560 a.C.. In una ipotesi piuttosto accreditata viene ritenuto ideatore l'architetto reale Hemiunu.

La Grande Piramide aveva un'altezza, al momento della costruzione di 146,6 m, ridotta ai 138,8 attuali a causa dei fenomeni atmosferici e per oltre 3800 anni è stata la più alta struttura artificiale del mondo, fino a quando, intorno al 1300, venne eretta la guglia centrale della cattedrale di Lincoln, in Inghilterra. In origine la piramide era ricoperta da un rivestimento di calcare bianco con superficie esterna liscia ma a causa di un terremoto avvenuto nel XIV secolo tale copertura si sgretolò e venne in seguito adoperata per la costruzione di edifici nella città de Il Cairo. Solo alcune pietre del rivestimento sono tuttora visibili attorno alla base. La maggior parte della piramide, sia nella parte visibile all'esterno che nelle strutture interne, è composta di pietre calcaree, grossolanamente sbozzate nelle parti esterne oggi visibili mentre nelle parti a vista dell'interno sono tagliate con grande accuratezza (spesso millimetrica) ed altrettanto sapientemente posizionate secondo la tecnica dell'aggetto. E’ stimato che la Piramide di Cheope pesi ben 6 milioni di tonnellate ed è senza ombra di dubbio uno dei più grandi capolavori ingegneristici della storia.


La Grande Muraglia (長城T, 长城S, ChángchéngP), nata come Wanli changcheng (萬里長城T, 万里长城S, Wànlǐ ChángchéngP, Grande muraglia di 10.000 Lǐ[1]), consiste in una lunghissima serie di mura situate nell'odierna Cina. È stata dichiarata dall'UNESCO patrimonio dell'umanità nel 1987 e inserita nel 2007 fra le sette meraviglie del mondo moderno.

La Grande Muraglia Cinese il più grande progetto di costruzione mai intrapreso: è lunga più di 21.000 km e occorrerebbero 18 mesi per percorrerla tutta completamente a piedi.
La costruzione della Muraglia ha attraversato i secoli, le generazioni, le popolazioni e non ne è una sola vera e propria, ma si potrebbe parlare di diverse Grandi Muraglie cinesi. Esistono almeno 16 tratti separati in cui le fortificazioni corrono dal Deserto del Gobi fino alle montagne a nord di Pechino e al Mar Giallo. Le prime costruzioni si fanno risalire al VII secolo a.C. e lo scopo è sempre stato quello di proteggere la Cina dalle tribù nomadi del Nord. Il primo tratto unificato è lungo 4800 km e ha richiesto 20 anni di costruzione e centinaia di migliaia di persone per edificarla.
Fonti:
https://www.danielemancini-archeologia.it/top-10-dei-monumenti-antichi-piu-imponenti-ultima-parte/

giovedì 30 aprile 2020

#STEP 12- nel pensiero medievale e moderno

«Questo modo di filosofare tende alla sovversion di tutta la filosofia naturale, ed al disordinare e mettere in conquasso il cielo e la Terra e tutto l'universo.»
(Simplicio nel Dialogo sopra i due massimi sistemi del mondo, Giornata prima)
Il Dialogo sopra i due massimi sistemi del mondo è un celeberrimo trattato di Galileo Galilei, scritto sotto forma dialogica negli anni tra il 1624 e il 1630 e pubblicato nel 1632.
L'opera, strutturata nel dialogo fra tre personaggi: Simplicio (che riprende il nome dell'antico filosofo del VI secolo Simplicio di Cilicia), Sagredo e Filippo Salviati, ebbe da subito un enorme successo, ma la Chiesa, che dapprima ne aveva concesso l'imprimatur, mutò radicalmente la sua posizione, inserendola nell'Indice dei libri proibiti nel 1633.
Il Dialogo si presenta, nonostante la lettera nicodemica iniziale, come una confutazione del sistema tolemaico-aristotelico a favore di un sistema copernicano, benché le teorie moderne rivelino l'inesattezza della dimostrazione galileiana sulle maree.
Si pone però come un importante scritto filosofico all'interno di quella che sarà l'imminente rivoluzione scientifica, conciliando linguaggio e semplicità divulgative. Il nuovo metodo scientifico (o appunto metodo galileiano) si muoverà da questa sua pubblicazione, in particolar modo verrà esplicata la teoria della conoscenza di Galileo. Oltre che un trattato scientifico-astronomico infatti si presenta come una grande opera filosofica.
«Io qui direi quello che intesi da persona ecclesiastica costituito in eminentissimo grado cioè l'intenzione dello Spirito Santo essere di insegnarci come si vadia al cielo, e non come vadia il Cielo.»
(Galileo Galilei, lettera Alla Granduchessa madre Cristina di Lorena.)
Galileo Galilei è lo scienziato che ha introdotto e tramandato il metodo scientifico e ha supportato la teoria eliocentrica. Quante cose dobbiamo quindi a questo astronomo, fisico, matematico, filosofo e letterato.
Le sue opere possono considerarsi patrimonio culturale.
Fonti https://it.wikipedia.org/wiki/Galileo_Galilei

domenica 26 aprile 2020

#STEP 11- nella pandemia

Come sarà il mondo culturale dopo la crisi del Covid-19?
Questo nemico terribile e invisibile ci ha costretti a chiudere tutti i luoghi di interesse culturale come musei, cinema, concerti, teatri, festival.
Il cultural manager Alfredo Giacchetto, coordinatore arti visive per un festival internazionale a Taormina ed è esperto di organizzazione di mostre d’arte e nuove tecnologie per i beni culturali. Giacchetto ha risposto ad alcune domande:
Ci sono degli aspetti negativi nelle visite museali online e sui social?
«Sicuramente ci si dovrà confrontare sulla sostenibilità di una strategia del genere sul lungo periodo. Pongo l’esempio, in ambito librario, delle grandi case editrici che possono permettersi in questi giorni di offrirci ebook gratuitamente, con il contraltare delle librerie fisiche che, invece, risentono fortemente di questa drammatica situazione.
«Dobbiamo educare i nostri visitatori, facendo capire loro che anche per i contenuti online debba esser previsto un certo corrispettivo economico, anche per garantirne la qualità, che sia sotto forma di donazione, di abbonamento a contenuti speciali, di membership online o di acquisto di gadget in bookshop che potranno esser allestiti virtualmente.»

Su cosa bisognerà puntare di più, invece, alla riapertura dei luoghi della cultura?
«Gli spunti sono molti, sicuramente sarà necessario stabilizzare i tanti professionisti che da tanti anni lavorano in ambito culturale con competenze di livello, seppur retribuiti in modo precario. È sotto gli occhi di tutti la situazione di tanti lavoratori che hanno visto decimare le proprie entrate a causa del virus se non, addirittura, ritrovarsi senza occupazione.
«Sarà, dunque, fondamentale puntare sulle conoscenze e sulla formazione del personale, per evitare che questo settore si sorregga sulle spalle dell’inesperienza o del volontariato che, seppur pregevole, rimane una modalità cui non si può far uso in modo sistematico. Pertanto, saranno solo le competenze a far crescere realmente i nostri luoghi della cultura, per riportarci sul livello degli standard europei ed internazionali.»

Speriamo che si possa tornare a conoscere, osservare, stupirsi delle bellezze che ci circondano vedendole attraverso la loro grandezza e magnificenza, senza più uno schermo che ci separa da quest'ultime. Sono certa che torneremo a vedere le cose con una bellezza differente, una bellezza reale.
 Qui di seguito riportiamo alcune delle piazze più belle di Italia svuotate ai tempi del coronavirus...



fonti:

sabato 18 aprile 2020

#STEP 10- nel cinema


Midnight in Paris è un film del 2011 scritto e diretto da Woody Allen.
Gil, il protagonista, è affamato di quella cultura europea di cui da buon americano si sente privo. Ma ha lo sguardo costantemente rivolto all'indietro. Forse, sembra dirci Woody, ha ragione ma è comunque indispensabile uno sforzo costante per cercare nel presente le ragioni del vivere e del creare.

venerdì 10 aprile 2020

#STEP 09- arti figurative

Cristo Redentor, 1931.
Autori: Paul Landowski e Heitor da Silva.
Rio de Jainero, Corcovado.

giovedì 9 aprile 2020

#STEP 08- dialoghi di Platone


Scritta in forma dialogica, La Repubblica di Platone riguarda ciò che viene detto φιλοσοφία περὶ τὰ ἀνθρώπινα ("filosofia delle cose umane"), e coinvolge argomenti e discipline come l'ontologia, la gnoseologia, la filosofia politica, il collettivismo, il sessismo, l'economia, l'etica medica e l'etica in generale. Tutti questi argomenti ci fanno comprendere come i pensieri degli antichi ci portino a pensare ed essere quello che siamo oggi. Possiamo dire che i temi trattati ne ‘La Repubblica’ siano un Patrimonio culturale. Riportiamo, di seguito, una vicenda tratta dal dialogo La Repubblica.
Nel 404, ad Atene, ha luogo un colpo di stato oligarchico, appoggiato dagli Spartani vittoriosi 1 , che conduce al regime dei Trenta Tiranni

“Alcuni di questi erano miei familiari e conoscenti, che mi fecero subito capire, invitandomi anche esplicitamente ad intraprenderla, che la vita pubblica mi si confaceva. (324d)”

Platone, da giovane aristocratico quale allora era, fu tentato dall'offerta, ma alla fine si risolse a non accettarla: «non tardai ad accorgermi che costoro facevano sembrare oro, in confronto, il governo precedente.» (324d) Decisivo per questa presa di coscienza fu l'episodio dell'ingiusto arresto del democratico Leonte di Salamina, al quale i Trenta Tiranni cercarono vanamente di costringere Socrate.

“Caso volle che, in seguito, alcuni potenti trascinassero in giudizio il nostro amico Socrate, agitando contro di lui un'accusa la più infamante per disonestà e la più lontana dalla sua indole; lo perseguirono infatti per empietà, lo condannarono, l'uccisero, lui che non aveva voluto prendere parte alla cattura illegale di uno dei loro amici, al tempo in cui anch'essi soffrivano delle miserie dell'esilio. Indotto di nuovo a riflessione su queste vicende, su chi si occupa di politica, sulle leggi e sugli usi in generale, quanto più passava il tempo e andavo avanti nell'età facendo di queste considerazioni, tanto più mi sembrava difficile riuscire a far qualcosa con la politica. Senza amici e compagni, impossibile realizzare niente... (325c-d)”
Fonti

lunedì 6 aprile 2020

#STEP 07- opera poetica




Èxegì monumèntum  àere perènnius
règalìque sitù  pýramidum àltius,
quòd non ìmber edàx , nòn Aquilo ìmpotens
pòssit dìruere àut ìnnumeràbilis
ànnorùm seriès èt fuga tèmporum .
Nòn omnìs moriàr mùltaque pàrs mei
vìtabìt Libitìnam : ùsque ego pòstera
crèscam làude recèns, dùm Capitolium
scàndet cùm tacità vìrgine pòntifex .
Dìcar quà 7 violèns òbstrepit Àufidus
èt qua pàuper aquàe Dàunus  agrèstium
règnavìt populòrum , ex hùmili pòtens
prìnceps Àeoliùm càrmen ad Ìtalos
dèduxìsse  modòs. Sùme supèrbiam
quàesitàm meritìs èt mihi Dèlphica
làuro cìnge volèns, Mèlpomenè , comam.

Traduzione in Italiano

Ho innalzato un monumento più duraturo del bronzo
e più elevato della mole regale delle piramidi,
che non la pioggia corrosiva, non l'Aquilone impetuoso
potrebbe distruggere o l'innumerevole
serie degli anni e la fuga dei tempi.
Non tutto morirò e molta parte di me
eviterà Libitina: continuamente io crescerò
mantenuto in vita dalla lode dei posteri, finché il Pontefice
salirà il Campidoglio con la vergine silenziosa.
Si dirà che io, dove vorticoso rumoreggia l'Ofanto
e dove, povero d'acqua, Dauno regnò
su popoli agresti, da umile potente,
per primo ho condotto la poesia eolica
ai modi italici. Mantieni l'orgoglio
conquistato con i meriti e a me con l'alloro
delfico cingi benevola, o Melpomene, la chioma.
Orazio-Odi III 30 (Hor. Carm. III 30)
 Il poeta ricorda di aver compiuto (“exegi”, v. 1) un’opera duratura che gli anni non scalfiranno; egli infatti non morirà mai completamente (“non omnis moriar”, v. 6), ma crescerà (“crescam”, v. 8) fresco e giovane grazie alla lode che riceverà dai posteri fino a quando esisterà Roma. Sarà ricordato (dicar, v. 10) anche nella sua terra di origine come colui che, divenuto grande da umile che era (il padre di Orazio è un liberto, come ricorda il poeta stesso in Satire, 1,6), ha introdotto per primo (“princeps”, v. 13) tra i Latini la poesia lirica eolica. Il ricordo della poesia di Orazio farà sì che il poetà vivrà per sempre e i posteri penseranno alla poesia del poeta come un vero e proprio PATRIMONIO CULTURALE.

venerdì 3 aprile 2020

#STEP 06- letteratura narrativa


“Il patrimonio culturale è diventato oggetto di un mercimonio indegno che ha messo in secondo piano la sua vera importanza, ovvero quella di formare persone pensanti.” E’ quanto affermato da Federico Giannini, autore di “Un patrimonio da riconquistare”, il libro che vuole sottolineare come non può esistere una valorizzazione economica dei nostri monumenti e beni culturali se non esiste capacità di investire, di promuovere, di formare, di organizzare, di pensare.
In un'intervista Federico Giannini afferma:" da troppo tempo il patrimonio culturale è diventato oggetto di un mercimonio indegno che ha messo in secondo piano la sua vera importanza, ovvero quella di formare persone pensanti. Purtroppo questa parabola va avanti da un paio di decenni almeno, e non soltanto in Italia: il nostro paese è però tra quelli che si adoperano meno per impedire che il patrimonio diventi merce di scambio e al contempo per sostenere la cultura in modo adeguato. Nel nostro paese il valore culturale del patrimonio è stato messo in secondo piano rispetto a quello economico, e per di più, anche sul lato della valorizzazione economica tout court, non abbiamo ottenuto grandi risultati, anzi: l’Italia non è stata in grado neppure di mettere in atto una seria politica di valorizzazione. Abbiamo assistito, al contrario, a una politica di continui tagli alla cultura che ha messo in serissime difficoltà il settore. È stata avviata una politica di riforme dagli ultimi due governi, ma questo non ha comunque dato alcuna risposta a tutti quegli interrogativi che necessitavano di essere gestiti in maniera diversa, interrogativi che riguardano la fruizione del patrimonio, la mancanza di lavoro, la comunicazione, la riorganizzazione del ministero dei beni culturali per renderlo più snello e più efficiente. È mancata, in sostanza, negli ultimi tempi, attenzione e cura nei confronti dei cittadini, e allo stesso tempo il patrimonio è stato per troppe volte ostaggio di interessi particolari. Per il futuro occorrerà invertire la tendenza: chiaramente suona retorico ma non vedo altre possibilità.''
L’Italia è un museo a cielo aperto, con un’attrazione culturale in ogni angolo, ma bisogna –come dice Giannini- riconquistare questo patrimonio. Come fare?! Partire prima da noi stessi, cittadini classe dirigente del futuro, essere sensibili sull’argomento, esserne consapevoli. Conoscere per poter difendere quello che abbiamo e combattere contro politiche sbagliate che mortificano il nostro Paese.

Allora meravigliamoci, appassioniamoci e difendiamo la nostra bella Italia!




Fonti:

#STEP25- Un dialogo

Puntata 4 serie tv Alessandro, dopo tutte queste vicende e dopo aver ragionato un po' su ciò che è giusto o sbagliato fare per prese...